Protocollo Humanity: crollo dell’85% dopo il furto di 30 milioni di dollari in chiavi private
Di Mag-Info Tech editorial · 2026-06-09

Il protocollo Humanity, un progetto basato su blockchain zkEVM che combina identità decentralizzata e biometria palmare per la verifica dell’umanità, è stato vittima di un attacco informatico che ha sfruttato la compromissione di chiavi private appartenenti a un membro della Humanity Foundation. Secondo quanto riportato, i criminali hanno sottratto token nativi per un valore superiore ai 30 milioni di dollari, scatenando una reazione immediata sul mercato. In poche ore, il valore del token H è precipitato dell’85%, passando da circa 0,70 dollari a circa 0,08 dollari. La notizia ha scosso la comunità crypto, soprattutto perché si tratta di un progetto che, per la sua natura, avrebbe dovuto garantire elevati standard di sicurezza. La vicenda solleva domande critiche sulla gestione delle chiavi private in progetti decentralizzati e sulla resilienza dei sistemi di identità biometrica su blockchain.
La compromissione delle chiavi private è avvenuta in modo mirato: un membro della fondazione, probabilmente un amministratore o un sviluppatore con accesso a risorse critiche, è stato vittima di un attacco che ha permesso ai malintenzionati di ottenere il controllo sugli asset del protocollo. Terence Kwok, fondatore e CEO di Humanity Protocol, ha confermato l’incidente in una dichiarazione pubblica, invitando gli utenti a non interagire con il bridge o con i pool di liquidità fino a quando la sicurezza non fosse stata ripristinata. Kwok ha anche precisato che il team stava collaborando con esperti di sicurezza, ma non ha fornito dettagli aggiuntivi sulle modalità dell’attacco o sulle contromisure adottate. La mancanza di trasparenza immediata ha alimentato preoccupazioni tra gli investitori, che hanno reagito con vendite massicce, accentuando il crollo del token.
L’attacco non si è limitato alla sottrazione iniziale dei fondi, ma ha innescato una seconda ondata di compromissioni. Secondo l’investigatore on-chain noto come Specter, i portafogli che avevano interagito con Humanity Protocol sono stati presi di mira in un’azione coordinata. I dati raccolti da Arkham Intelligence confermano che l’autore dell’exploit ha convertito i token H rubati in altre criptovalute tramite piattaforme decentralizzate come Kyber Network e PancakeSwap, rendendo più difficile il tracciamento e il recupero dei fondi. Questo schema operativo è ormai consolidato tra i cybercriminali: dopo un furto, la liquidazione avviene rapidamente attraverso exchange decentralizzati per minimizzare i rischi di congelamento delle transazioni. La velocità con cui i token sono stati scambiati suggerisce una pianificazione accurata da parte degli attaccanti, che hanno sfruttato la liquidità disponibile nei pool di trading automatizzato.
Humanity Protocol si posiziona come un’alternativa asiatica a progetti come Worldcoin, puntando su un sistema di identità decentralizzata basato sulla biometria palmare e su prove di appartenenza all’umanità (Proof of Humanity). Il protocollo utilizza una blockchain zkEVM, che combina la tecnologia delle zero-knowledge proof con una macchina virtuale compatibile con Ethereum, per garantire transazioni private e scalabili. Tuttavia, l’incidente dimostra che anche i progetti più innovativi possono essere vulnerabili a compromissioni di alto profilo. La biometria palmare, se da un lato offre un metodo di autenticazione avanzato, dall’altro introduce rischi legati alla gestione dei dati sensibili e delle chiavi critiche. In questo caso, l’attacco non ha sfruttato una vulnerabilità tecnica della blockchain, ma ha colpito direttamente il livello di governance e sicurezza del protocollo, evidenziando una falla nella catena di custodia delle chiavi.
Il crollo dell’85% del token H non è solo una conseguenza diretta del furto, ma anche una reazione del mercato a un evento che mina la fiducia nel progetto. Gli investitori hanno perso rapidamente interesse, spingendo il prezzo verso livelli minimi. Questo scenario è comune nei casi di exploit finanziari in ambito crypto: la volatilità estrema dei token rende le perdite immediate e irreversibili per chi detiene asset direttamente collegati al protocollo compromesso. Inoltre, la notizia ha attirato l’attenzione di analisti e investigatori on-chain, che stanno monitorando i movimenti dei fondi rubati. Alcuni token H potrebbero ancora essere in circolazione, ma la loro liquidità è drasticamente ridotta, rendendo difficile una loro conversione senza impattare ulteriormente il prezzo.








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La compromissione di chiavi private non è un fenomeno isolato nel panorama delle criptovalute. Negli ultimi mesi, diversi progetti hanno subito exploit simili, con perdite che hanno raggiunto centinaia di milioni di dollari. Un caso emblematico è stato quello del Drift Protocol, colpito ad aprile da un attacco attribuito al gruppo Lazarus, affiliato alla Corea del Nord. Gli attaccanti hanno ottenuto il controllo delle chiavi di amministrazione del consiglio di sicurezza, sottraendo 280 milioni di dollari. Altri episodi recenti includono Step Finance, Resolv, Volo Vault, Echo Bridge, Bankr, Polymarket, StablR, Stake DAO, Gravity Bridge e Aelphium Bridge. Secondo i dati di settore, le compromissioni di chiavi private rappresentano il secondo vettore di attacco più costoso dopo gli exploit di protocolli DeFi. Questo trend sottolinea una tendenza preoccupante: nonostante i progressi nella sicurezza informatica, gli attaccanti continuano a trovare modi per bypassare le difese, soprattutto quando il bersaglio è rappresentato da persone con accesso privilegiato.
Per Humanity Protocol, la strada verso il recupero sarà lunga e complessa. Il team dovrà non solo ripristinare la sicurezza del protocollo, ma anche ricostruire la fiducia degli utenti e degli investitori. Una delle priorità sarà quella di implementare misure più rigorose per la gestione delle chiavi private, come l’adozione di soluzioni multi-firma, l’utilizzo di hardware security module (HSM) per la custodia delle chiavi critiche e l’introduzione di meccanismi di revoca e rotazione periodica delle credenziali. Inoltre, sarà fondamentale una comunicazione trasparente e tempestiva con la comunità, per evitare che la mancanza di informazioni alimenti ulteriori speculazioni e vendite incontrollate. Il protocollo dovrà anche collaborare con le piattaforme di exchange e i pool di liquidità per bloccare eventuali token H rubati, anche se la decentralizzazione dei mercati rende questa operazione tecnicamente complicata.
Dal punto di vista degli utenti e degli investitori, l’incidente di Humanity Protocol offre diversi spunti di riflessione. Innanzitutto, sottolinea l’importanza di diversificare i rischi: detenere token di un solo progetto, soprattutto in un settore volatile come quello delle criptovalute, espone a perdite potenzialmente catastrofiche. Inoltre, è consigliabile utilizzare portafogli hardware per la custodia dei token, evitando di lasciare fondi in piattaforme centralizzate o in pool di liquidità non sufficientemente protetti. Gli utenti dovrebbero anche monitorare attentamente le notizie relative ai progetti in cui investono, prestando particolare attenzione a eventuali avvisi di sicurezza o aggiornamenti relativi a compromissioni. Infine, è utile seguire le best practice di sicurezza, come l’utilizzo di password complesse, l’attivazione dell’autenticazione a due fattori e la verifica delle transazioni tramite strumenti di analisi on-chain.
Per il settore delle criptovalute nel suo complesso, l’exploit di Humanity Protocol rappresenta un promemoria importante: la sicurezza non può essere considerata un aspetto secondario, soprattutto in progetti che puntano a gestire identità digitali e asset di valore. La decentralizzazione offre molti vantaggi, ma non elimina i rischi legati alla gestione umana delle chiavi e dei sistemi. I progetti devono investire in formazione per il proprio personale, implementare procedure di sicurezza rigorose e adottare tecnologie all’avanguardia per proteggere gli asset degli utenti. Allo stesso tempo, gli investitori devono essere consapevoli dei rischi e adottare un approccio prudente, evitando di farsi trascinare da promesse di rendimenti elevati senza una valutazione adeguata dei meccanismi di sicurezza sottostanti.
Nei prossimi mesi, sarà interessante osservare come Humanity Protocol gestirà la crisi e se riuscirà a ripristinare la fiducia del mercato. Il protocollo potrebbe cogliere l’occasione per introdurre miglioramenti significativi nella propria infrastruttura di sicurezza, diventando un esempio di resilienza nel settore. Tuttavia, il tempo necessario per recuperare la credibilità persa potrebbe essere lungo, soprattutto in un mercato già scettico verso i progetti che promettono innovazione senza garantire adeguati standard di sicurezza. Per ora, gli investitori rimangono in attesa di aggiornamenti ufficiali, mentre gli analisti continuano a monitorare i movimenti dei token H rubati. Una cosa è certa: l’exploit di Humanity Protocol servirà da caso di studio per il settore, evidenziando ancora una volta che, nel mondo delle criptovalute, la sicurezza non è mai scontata.


